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Il semaforo alimentare francese taglia fuori l'85% del made in Italy

25/01/2020

di Giorgio Sturlese Tosi

Che voto dareste al Parmigiano Reggiano? All'olio extra vergine d'oliva? Al prosciutto di Parma? Dieci e lode? Sbagliato. Questi e altri pilastri della nostra cucina sono stati bocciati dagli scienziati francesi dell'alimentazione. Che invece hanno promosso a pieni voti, invitando a consumarne a volontà, bevande industriali, gassate e dalla ricetta notoriamente segreta, come la Coca Cola.

Ecco, in sintesi, cos'è il nutriscore, il nuovo indicatore di salubrità degli alimenti che, dalla Francia, ha invaso l'Europa e sta per varcare i nostri confini. Si tratta di un'etichetta che riproduce un semaforo e cinque lettere, dalla A alla E. Il punteggio considera, per 100 grammi di prodotto, il contenuto di nutrienti e alimenti da promuovere (fibre, proteine, frutta e verdura) e da limitare (energia, acidi grassi saturi, zuccheri, sale). Dopo il calcolo, il punteggio ottenuto permette di assegnare una lettera e un colore al prodotto esaminato. Così facendo, con un rapido colpo d'occhio, il consumatore si fa un'idea di quale alimento sia salutare o meno. Il punteggio nutriscore ha una base scientifica (si citano oltre 40 studi pubblicati su riviste internazionali, soprattutto sui rischi cardiocircolatori). È già stato adottato da Francia (ottobre 2017), Belgio (aprile 2018), Spagna (novembre 2018), Germania (settembre 2019) e Olanda (novembre 2019) ed è in discussione in molti altri paesi europei.

Gli scienziati saranno certamente stati mossi dai più nobili intenti. Come aiutare i consumatori a giudicare, a colpo d'occhio, le caratteristiche nutrizionali complessive del cibo, aiutandoli a orientare le loro scelte, migliorare il loro equilibro alimentare e possibilmente la loro salute. E, contemporaneamente, incoraggiare i produttori a riformulare la composizione nutrizionale degli alimenti che producono, per esempio riducendo il contenuto in sale, zucchero e grassi. Quegli scienziati francesi però evidentemente pensano che i consumatori siano cavernicoli che hanno appena scoperto il fuoco. Un panino al prosciutto è una merenda sana o pericolosa per la salute? Una spolverata di Parmigiano sulla pastasciutta fa male? Fatta eccezione per chi ha malattie direttamente interessate dall'alimentazione, come il diabete, non ci sarebbero dubbi. D'altra parte anche un bambino sa che non si mangia un chilo di prosciutto o una forma di Parmigiano in una volta. Eppure sui nostri prodotti alimentari, compresi e soprattutto quelli universalmente riconosciuti come eccellenze fondanti la dieta mediterranea, raccomandata da decenni come la più salutare, saranno presto appiccicati una serie di tabelle, adesivi, marchi, bollini che avranno come prima conseguenza quella di confondere e spaventare il consumatore. A decidere per noi sono stati i ricercatori francesi specializzati in nutrizione e sanità pubblica dell'Università Paris 13, dell'Istituto francese per la salute e la ricerca medica (Inserm), dell'Istituto nazionale di ricerca agronomica (Inra) e del Conservatorio nazionale di arti e mestieri (Cnam). Per loro la mozzarella non supera il giallo (lettera C), come l'olio di oliva extravergine, mentre la Coca Cola senza zucchero si guadagna un bel semaforo verde (lettera A). Checco Zalone, nel suo film del 2013 "Sole a catinelle", spiegava a modo suo le normative europee sulla vendita di alimenti: «Se io produco una mozzarella, io devo scrivere sulla copertina della mozzarella la data di scadenza, devo scrivere che stata fatta da una certa mucca che abita in un certo paese, che il latte è stato conservato in una cella frigorifera a una certa temperatura, sterilizzato secondo le norme comunitarie… Mangia la mozzarella, vaff..... a'mammeta!». Oggi è stato superato.

…(continua)…

Fonte: PANORAMA

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