Coronavirus cinese: cosa c'è da sapere

20/02/2020

Come già riportato ed amplificato giornalmente anche dai mass media, a fine dicembre 2019 è stata segnalata in Cina, nella regione di Wuhan, una nuova malattia respiratoria acuta (polmonite) clinicamente simile alla SARS ed altre virosi respiratorie. La causa della malattia è stata identificata dai ricercatori cinesi in un nuovo Coronavirus, denominato 2019- nCoV, della stessa famiglia ma distinto da quello che ha causato la SARS. 

Mentre è chiaro che si tratta di una nuova epidemia a partenza zoonotica ed  origine in Cina, esattamente, come l’influenza aviaria nel 1997 e la  SARS nel 2003, ci sono  al momento vari  punti critici e dubbi su vari importanti aspetti di grande rilevanza per il controllo della malattia, che devono ancora essere chiariti: 

1.L’indicazione del serpente come anello di trasmissione dal virus all’uomo rimane incerta anche perché la presenza di coronavirus in serpenti è messa in dubbio da molti ricercatori fuori dalla Cina e i ricercatori cinesi non hanno documentato la presenza del 2019nCoV nel serpente ma hanno solo dedotto questa possibilità da alcune particolari caratteristiche genetiche del virus e del serpente. In conclusione, che si tratti di zoonosi è probabile ma non certo e quale sia l’animale di trasmissione all’uomo rimane non stabilito.

2.La domanda che tutti si fanno: quanto è aggressivo questo virus, qual è la velocità di trasmissione all’uomo e quanta la mortalità? Tutti i dati raccolti finora stimano una letalità in Cina nel range 4-5%, con prevalenza di soggetti anziani con altre patologie croniche. Se questi fossero i dati finali, chiaramente questo nuovo virus sarebbe meno pericoloso di quello dell’epidemia di SARS.

3.Il più serio problema per il contenimento di questa epidemia è sapere quale sia il livello della trasmissione interumana? I numeri che girano circa il fattore riproduttivo della trasmissione ballano a attorno 2, ed è richiesto un contatto stretto. Vuol dire che una persona infetta ne infetta un paio molto vicini o che usano gli stessi oggetti (ad esempio una posata). Se sono veri, non sono numeri che possano sostenere un’ampia epidemia globale (basta paragonare, giusto ad esempio, con il fattore riproduttivo del morbillo che sta fra 18 e 20, che vuol dire che ogni morbilloso ne infetta altre 18 o 20). In un paper pubblicato sulla prestigiosa rivista Lancet si sostiene la possibilità che il virus possa essere trasmesso anche da persone infette ma senza apparenti sintomi. Se fosse confermata, questo cambierebbe in peggio lo scenario perché oggi vengono isolati solo i soggetti sintomatici. 

Anche se sappiamo ancora poco, un corretto principio di precauzione richiede che tutti siano preparati anche ad una evoluzione per così dire “maligna” dell’epidemia compresa la possibilità evidenziata in alcune recentissime ricerche cliniche che l’infezione possa essere trasmessa anche da soggetti asintomatici. Nella fase attuale, diagnosi, isolamento ed identificazione di tutti i contatti di un caso confermato sono le misure standard raccomandate dall’OMS e già correntemente applicate nel nostro Paese.

Fonte: FAO-OMS – Alimenti & Salute

 

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